VIA LIBERA AL VINO NOVELLO

VIA LIBERA AL VINO NOVELLO

di Ida Petrillo

Sulle tavole degli italiani arrivano circa 2 milioni di bottiglie di vino novello della vendemmia 2019. Secondo quanto previsto dalla normativa nazionale dal 30 ottobre, come per gli altri anni è prevista la vendita di questa tipologia di vino, che si prolungherà non oltre il 31 dicembre.

Il “déblocage” in Italia, anticipa di tre settimane il francese Beaujolais nouveau, che si potrà invece assaggiare solo a partire dal terzo giovedì del mese di novembre e quindi quest’anno il 21 di novembre. Un vino da bere giovane, si riconosce perché leggero, beverino e dai profumi semplici di frutta fresca.

Il metodo di vinificazione utilizzato è fondato sulla fermentazione carbonica di grappoli integri di uve che vengono poi spremute a distanza di una decina di giorni per un vino delicato che di solito si attesta sugli 11 gradi ma che può raggiungere anche i 12.

La produzione del vino novello inizia in Francia quando  i vignaioli francesi della zona di produzione del Beaoujolais, verso gli anni ’30  per superare una stasi di mercato, misero sul mercato il Beaoujolais nouveau, per rivalorizzare il loro vino prodotto con uve Gamay meno pregiate della Borgogna meridionale.

Il vino novello Made in Italy arriva negli anni ’70 ed è basato invece su uve Dop e Igp ha quindi registrato lungo la Penisola una rapida espansione toccando il picco di 17 milioni di bottiglie dieci anni fa per poi scendere progressivamente sino ai circa 2 milioni attuali. All’origine del calo di produzione c’è una serie di fattori, a partire dalla limitata conservabilità fino alla tecnica di produzione, la macerazione carbonica, che è più costosa di circa il 20% rispetto a quelle tradizionali. Ma soprattutto, gli stessi vitigni che negli anni passati rappresentavano la base del novello vengono oggi spesso utilizzati per produrre vini ugualmente giovani, ideali per gli aperitivi, ma che non presentano problemi di durata. La tradizione vuole che l’apertura del vino novello, si festeggi a San Martino l’11 novembre giorno in cui da sempre i contadini chiudono il bilancio di un anno di lavoro.

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