La cucina neorurale dello chef Errico Recanati

La cucina neorurale  dello chef Errico Recanati

di Ida Petrillo

Dall’alto Loreto guarda la campagna con i suoi folti oliveti, qui in provincia di Ancona, il panorama spazia dal mare Adriatico al Monte Conero, fino all’Appennino umbro-marchigiano, siamo nelle Marche.

Ed è in questo contesto, che dal 1959  la piccola struttura di Andreina Isidori, dedita alla mescita, diventa ufficialmente il Ristorante Andreina già famoso per lo spiedo e la cacciagione, che spontaneamente i cacciatori le portavano per cucinarla allo spiedo e che accompagnavano con il suo vino.

Da allora sono trascorsi 60 anni e con la terza generazione, il Ristorante Andreina conferma il suo spiedo di selvaggina e animali da cortile, come uno dei ristoranti storici di tutta Italia, quello che propone una cucina  senza età, chenon segue le  mode del momento, ma che con i suoi sapori , resta la buona cucina dei ricordi.

Oggi ai fornelli c’è il nipote di Andreina, lo chef Errico Recanati, che dopo una partenza al fianco della nonna, attento ad imparare le basi della cucina di tradizione marchigiana, della caccia, dello spiedo e della brace, ha intrapreso un importante percorso di formazione professionale, che lo ha portato nel 2013 ad essere insignito con la cucina del Ristorante Andreina, di una stella Michelin; la promessa fatta ai nonni ora è diventata realtà.

La sua cucina un punto di incontro tra passato-presente-futuro-verità proprio nella cottura primordiale dello spiedo e della brace: niente di più primitivo e attuale.

Abbraccia la tradizione sia di famiglia che del territorio inserendo tecniche moderne, proponendo ai suoi ospiti piatti che spaziano nella cultura locale, nella cucina italiana, in quella mediterranea, con una punta in più di spagnola e francese, fino all’oriente.

Pietanze che sono un punto d’unione tra collina e mare come con “Lo Scampo che rincorre la lepre”, o con “L’ostrica si dà le arie di brace”.

Errico Recanati consolida una cucina neorurale, in un ambiente familiare, dove si fa sentire l’abbraccio accogliente del camino, dalle bianche pareti che risaltano i profili del legno e le travi a vista, una location dove si palesa l’eleganza e la raffinatezza che con semplicità accolgono la cucina della tradizione fusa a nuove tecniche. Infatti lo chef porta avanti la sua ricerca innovativamente primordiale: dove centro di tutto sono braci e spiedo, entrambi esaltati dal supporto di tecniche sperimentali e originali.

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